Chi sono

 

Ciao e benvenuto sul blog di Pelletteria Top.

So che non sei abituato a trovare queste informazioni nel modo in cui le propongo e quindi vale la pena che tu legga cosa e perché mi ha portato a impostare il blog, e prima ancora il mio lavoro, in questo modo.

Non ti aspettare immagini di lavori eseguiti, non ce ne sono.

Se sono quelle le cose che cerchi da un pellettiere o per valutare un pellettiere, forse è il caso che tu ti rivolga altrove, perché qui non troverai questo tipo di informazioni.

Se invece sei disposto a dedicarmi dieci minuti del tuo tempo e vendi borse, questo BLOG fa per te e soprattutto può aiutarti a migliorare la tua attività.

Andiamo per ordine!

Mi chiamo Ornella Auzino e sono un’imprenditrice, ancor prima una pellettiera.

 

Ho iniziata lavorare in quella che oggi è l’azienda attuale 10 anni fa.
Ora dirigo e mi occupo della parte strategica.

Negli anni ho sviluppato competenze dal punta di vista tecnico e mi occupo nello specifico di fornire a chi ha un un proprio marchio di Borse, di poter utilizzare la produzione come SISTEMA STRATEGICO.
Ma prima di darti ulteriori informazioni su quello che può aiutarti a vendere più borse, voglio darti qualche annotazione sulla mia esperienza.

Sono nata tra le borse, benché abbia rifiutato per lungo tempo di restare in azienda.

Ho sempre amato il marketing e tutto ciò che è strategia.

I miei genitori con l’esperienza maturata come dipendenti alla fine degli anni 70 decidono di aprire un’azienda per produrre borse.

Sono anni d’oro e in poco tempo, grazie ad un mercato in cui mancava tutto, alle capacità di vendere del mio papà ed a quelle tecniche, nasce un progetto.
A quei tempi l’azienda produceva cartelle in sintetico e pelle, borselli da uomo, mediche, marsupi, e altri articoli di pelletteria con il nostro marchio.

Si vendevano in quantità paragonabili a quelle delle grandi firme dei nostri giorni.
Pur facendo un buon prodotto, mio padre non aveva strutturato l’azienda in maniera tale che avesse ruoli specifici, affidati e delegati in modo sistemico.
Per essere più chiari, il mio papà si occupava di tutto.

Papà a quei tempi era il fuoriclasse, della pelletteria senza la squadra di supporto, per cui dopo buone prestazioni da atleta, non è riuscito a vincere gli scudetti ed a guadagnare un posto rilevante nel florido mercato di allora.

Papà è fallito con l’azienda di allora e con lui siamo caduti con il sedere a terra anche noi.
Non gliene faccio una colpa, era un evento ampiamente verificabile.

C’erano tutti gli elementi:

  • Il titolare dell’azienda, mio padre, che faceva tutto
  • Un’azienda che vendeva porta a porta
  • Poca capacità di leggere un bilancio
  • Zero strategia

Per mio papà allora l’importante era fatturare, far girare soldi ed al primo cambio potente di vento il castello di carta che aveva costruito è venuto giù.

Io non so se ricordi quel periodo, anni 80-90 e magari, senza farti venire troppo il magone alla gola, come viene ai miei genitori, erano davvero tempi d’oro.
Ma questo non basta per tenere su un’azienda.

L’azienda di famiglia si riprende dal baratro e ricomincia a lavorare, prima con Prada e poi con altri marchi del lusso.

In fondo è stata la naturale evoluzione del settore.

Io studiavo allora e ho avuto tutto il brutto che quel periodo poteva dare e l’ho trasformato in esperienza.

Sono cresciuta con la maledetta voglia di trovare soluzioni alle problematiche anche più complesse, perché pur non avendone gli strumenti, sapevo che esisteva un metodo scientifico per capire cosa un’azienda deve avere per FALLIRE!

Mi ritrovo così dopo l’università e gli altri lavori, a tornare in azienda.

L’azienda che ora è guidata da me, non è la stessa che ho acquisito dai miei genitori anni fa, piuttosto è un’evoluzione continua.

Produciamo BORSE e lo facciamo in maniera artigianale.

Perché nel continuo turbinio, vortice dell’ipertecnologia, di aziende che come la mia guardano solo al capannone e poco al beneficio del cliente, quello che guida le nostre scelte è la mente critica, cioè la capacità di guardare il prodotto e renderlo il più possibile perforiate agli standard di chi le BORSE le vende.

Sono da sempre appassionata di marketing strategico.
L’ho studiato e continuo a farlo, perché non basta dare la qualità, oggi come oggi devi offrire un vantaggio competitivo a chi le borse deve venderle in un mercato saturo, perché ormai tutti fanno le borse e complicato, perché i canali di comunicazione sono tanti.

Amo il mio lavoro, lo ammetto, al punto che quando ho rischiato di chiudere perché le offerte che mi arrivavano erano indegne per me ed il mio staff, invece di mettermi a piagnucolare e dare la colpa a fattori esterni come:

  • La crisi
  • Governo ladro
  • Le firme che pagano poco

Bene in quel momento invece di abbattermi e sottostare alle “presunte” leggi di mercato, quelle imposte da persone poco professionali e poco pulite, ho cominciato ad impostare l’azienda ed a collaborare solo con imprenditori che le borse le amassero almeno quanto io amo il mio lavoro.

Ecco a 35 anni, con un bagaglio d’esperienza nel settore della pelletteria e una visione ampia di quello che le aziende che hanno un buon marchio ed un brand con target, cioè si rivolgono ai clienti specifici (uomo/donna, età, ecc.) io sicuramente per queste aziende sono la scelta migliore in termini di efficienza e produttività.

Io mi rivolgo solo ad imprenditori – designer che hanno una visione aziendale improntata sulla specializzazione.

  1. Che hanno un sistema di vendita che non sia il porta a porta che usava il mio papà
  2. Che non si affidano solo alle fiere per vendere
  3. Che non vedono le loro Borse solo come baratto con delle banconote

 

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